Come esperto ambientale, e ora come consigliere regionale, devo rilevare che l’Umbria sconta numerose criticità, soprattutto in tema di legalità ambientale.

Non ci sono sufficienti controlli e non esiste un sistema in grado di fornire ai cittadini dati certi e trasparenti sull’ambiente che ci circonda e in cui viviamo.

Se a ciò si aggiunge che il problema è stato ingigantito negli ultimi anni, a causa di politiche sbagliate, si ha un’idea della disastrosa situazione in cui ci troviamo oggi.

Solo per dare un’idea, il personale degli organi votati alla legalità ambientale è stato ridotto. Invece di spingere su politiche volte ad aumentare e formare il personale di controllo e ad applicare una tolleranza zero verso i furbetti ambientali, cosa è stato fatto? Sono stati ridotti i controlli.

Ma scendiamo nel particolare.

A farne le spese è stata soprattutto  l’ARPA Umbria, ossia l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente – istituita con L.R. n. 9/1998 – e deputata ad assistere le Regioni e le Province nelle loro  azioni di prevenzione e tutela ambientale (artt. 197 e 198 TUA). 

Nello specifico, lo sapete l’ARPA che fa?

  1. Promuove la ricerca finalizzata al recupero ambientale;
  2. Promuove, gestisce e verifica i programmi di divulgazione ambientale;
  3. Raccoglie, valida, elabora, pubblica e diffonde i dati ambientali;
  4. Realizza i sistemi informativi, anche ai fini della valutazione del rapporto tra ambiente e salute delle popolazioni;
  5. Gestisce le reti di monitoraggio e gli altri sistemi di indagine;
  6. Formula pareri, criteri e proposte in materia di regolamentazione tecnica, di standard e linee guida e nella predisposizione di elaborati progettuali;
  7. Effettua sopralluoghi, campionamenti, misure, acquisizione di notizie e documentazioni tecniche ed altre forme di accertamento “in loco”, ai fini del controllo dei fattori ambientali;
  8. Procede alle analisi di laboratorio dei materiali campionati ed alla elaborazione delle misure effettuate;
  9. Verifica la congruità ed efficacia tecnica degli interventi in materia ambientale;
  10. Effettuazione i controlli inerenti la radioattività ambientale;
  11. Procede all’attività di supporto tecnico-scientifico nelle istruttorie per la valutazione e prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti;
  12. Fornisce supporto tecnico-scientifico all’attività di V.I.A. e per la determinazione del danno ambientale;
  13. Collabora in caso di necessità con le strutture regionali e locali competenti in materia di protezione civile;
  14. Coopera a livello tecnico e scientifico con enti ed istituzioni operanti nel settore della prevenzione ambientale e igienico-sanitaria.

Tante cose vero? E mi vien da dire anche fondamentali per garantire a ciascuno di noi il diritto di vivere in un’ambiente salubre.

E invece negli ultimi anni si è vista ridurre sempre di più: il personale

ARPA Umbria oggi è costituita da circa 190 persone, su una pianta organica approvata di circa 220 persone. 

220-190= 30 persone in meno già rispetto all’organico standard.

La ripartizione del personale poi vede l’area del perugino disporre di circa il 70% delle risorse, mentre l’area del Ternano – che presenta invero le più grandi criticità ambientali  (si pensi che il sito Terni-Papigno figura tra i Siti di Interesse Nazionale dal lontano 2001) – si deve accontentare di un misero 30%.

Percentuale – quella del ternano – ridotta sempre di più e che recentemente ha toccato i suoi minimi storici, con un calo del personale (per il vero già ridotto oltre ogni ragionevole sopportazione), di un ulteriore 25%.

E ancora – sotto la DG di Ganapini – è stata messa in atto una continua modifica organizzativa dell’Agenzia che si è vista smantellare l’autonomia dei singoli dipartimenti e il ruolo della direzione tecnica attraverso scelte più che discutibili che hanno svilito le preziose professionalità occupate e hanno centralizzato su Perugia e sul DG il potere decisionale in modo quasi assolutistico.

Tutto questo in contrasto che i principi guida che hanno ispirato la L.R. n. 9/1998.

Tutto questo a discapito dei dipartimenti che garantivano i controlli capillari sul territorio e della direzione tecnica che garantiva invece un coordinamento delle attività in tutta la Regione. 

Tali modifiche hanno, di fatto, al contempo spezzettato e centralizzato la maggior parte delle attività. 

Tali modifiche hanno  relegato gli ex dipartimenti a pure aree dipartimentali con autonomia gestionale limitata. Nel mentre però gli ex direttori di dipartimento pur continuando ad avere un contratto da Direttore e percependo gli emolumenti previsti, hanno svolto funzioni di pura struttura semplice dirigenziale.

Il risultato? 

Meno controlli e una generale mancanza di politiche di indirizzo e coordinamento.

Per questo, senza protagonismi e in assoluto spirito di collaborazione, mi rivolgo al neo Assessore Regionale Umbro all’Ambiente, Morroni, affinché si riparta dall’ARPA e da Terni.

È ora di tornare a investire nuovamente sulla legalità, sulla competenza e sul decentramento

Come?

  1. Creando una nuova autonomia gestionale e operativa per i dipartimenti e quindi una struttura tentacolare che si estenda su tutto il territorio, specialmente su Terni dove si concentrano i maggiori problemi ambientali.
  2. Ripristinando la direzione tecnica, con compiti di coordinamento delle attività sul territorio umbro.
  3. Incentivando le assunzioni (soprattutto per l’Area di Terni), perché più personale equivale a più controlli.
  4. Spostando la sede legale e direzionale dell’ente su Terni anche come simbolo di attenzione e impegno a un territorio martoriato e stanco di essere trascurato e penalizzato;
  5. Aprendo al pubblico l’utilizzo della Biblioteca e della sala congressi di ARPA Umbria;
  6. Data la scadenza del mandato al direttore generale ci si augura venga sostituito da una figura autorevole e competente che sappia valorizzare le risorse umane a disposizione e l’equilibrio tra i due ambiti territoriali.

Occorre ripristinare la legalità e il rispetto della legge vigente, cancellando le modifiche medio tempore intervenute a suon di Determinazioni del Direttore Generale, che recentemente ha cercato di trasfondere in una legge di riforma dell’ARPA (prima adottata a febbraio di questo anno e poi rimasta, per fortuna, in sospeso).

In questo modo si otterrebbe contestualmente un riassetto degli equilibri territoriali e una valorizzazione dell’area ternana (che presenta i maggiori gap ambientali).

Da parte mia posso assicurare la piena disponibilità, sostegno e un contributo fattivo – laddove me ne sia data l’occasione – per affrontare insieme il problema della legalità e dei controlli in campo ambientale.

Senza una politica tempestiva, coesa e che dà soluzioni concrete a problemi reali, si lascia spazio all’illegalità e i cittadini, giustamente, vogliono risposte subito.

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