PROGRAMMI DI POLITICA AMBIENTALE

Politica Nazionale

10 idee per 10 principi, a cura dell’Avv. Daniele Carissimi

Garantire la tutela della qualità dell’aria attraverso la riduzione dei fattori inquinanti.

L’aria che respiriamo risulta sempre più spesso densa di sostanze, che il più delle volte risultano non solo dannose per gli ecosistemi vegetali, ma anche per la salute delle persone e degli animali.

Nonostante si assista a un trend in diminuzione per le polveri sottili (PM10, PM2,5) e il biossido d’azoto (NO2), continuano i superamenti in molte zone del Paese e siamo ancora lontani dagli obiettivi europei e internazionali di riferimento.

La tutela della qualità dell’aria non dipende solo dai cittadini – che devono in ogni caso essere sensibilizzati e porre in essere comportamenti responsabili – ma richiede un’azione congiunta di tutti gli attori istituzionali.

Tra le azioni possibili, dunque, si ritiene di fondamentale importanza una risistemazione organica della normativa in materia; la previsione di azioni mirate alla riduzione dei fattori inquinanti, intervenendo sulla regolazione del traffico e del riscaldamento domestico, sulla semplificazione dei procedimenti autorizzativi, sugli incentivi volti al ricambio dei mezzi/impianti obsoleti e sull’evoluzione dei sistemi di monitoraggio.

L’interesse da soddisfare: tutela della qualità dell’aria.

Le azioni possibili:

  • Risistemazione organica della normativa in materia;
  • Riduzione delle emissioni provenienti dal riscaldamento domestico, anche attraverso:
    – la conversione degli impianti di riscaldamento civile;
    – il divieto di utilizzo dei combustibili più inquinanti;
    – l’introduzione di valori limite più stringenti.
  • Previsione di misure di incentivazione nazionali, volte a favorire interventi strutturali per migliorare l’efficienza energetica e quindi ottenere una riduzione delle emissioni inquinanti, quali ad esempio:
    – le detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti;
    – le detrazioni fiscali per l’installazione di motori elettrici ad alta efficienza e di regolatori di frequenza (inverter).
  • Semplificazione e diversificazione (per tipologia di attività) delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, nel rispetto della normativa ambientale e della tutela dell’ambiente e dei cittadini;
  • Incentivazione al ricambio dei veicoli (autoveicoli, motoveicoli, trattori e macchina agricole) e disincentivare l’utilizzo di veicoli vetusti (incentivi alla rottamazione e differenziazione delle tasse di possesso in funzione della classe Euro dei veicoli);
  • Favorire il trasporto di merci, con soluzioni alternative al trasporto su gomma (es. trasporto ferroviario, forme di trasporto intermodale);
  • Sostenere l’evoluzione dei sistemi di monitoraggio, attraverso strumenti di analisi in grado di prevedere i picchi di inquinamento e conseguentemente programmare in anticipo gli interventi possibili.

Garantire un elevato stato di qualità e una maggiore fruibilità della "risorsa acqua” con azioni di valorizzazione, governance, monitoraggio e controllo.

La salute, la biodiversità e un utilizzo equo e sostenibile delle acque interne, non solo è un interesse da tutelare, ma è uno degli obiettivi da dover raggiungere.

Sempre più spesso si assiste, infatti, a vere e proprie situazioni di emergenza idrica, dovute a una sua gestione inefficiente o al rilascio incontrollato di prodotti chimici e scorie pericolose all’interno delle acque interne.

La tutela della qualità dell’acqua passa non solo dal comportamento responsabile dei cittadini e delle imprese, ma anche e soprattutto dal coinvolgimento delle istituzioni pubbliche. Migliorarne la qualità e la gestione significa quindi: semplificarne le strutture di governance, con la previsione di regole precise in relazione a chi fa che cosa; ridurne l’inquinamento, anche eliminando le pratiche di scarico non controllato e riducendo al minimo il rilascio di sostanze inquinanti; dimezzarne la percentuale di acque reflue non trattate e aumentarne sostanzialmente il riciclaggio e il riutilizzo sicuro a livello nazionale.

Il concetto di acqua quale bene comune, passa infine anche dalla previsione di incentivazioni e bonus a favore delle fasce più disagiate della popolazione, poiché il diritto al quantitativo minimo vitale di acqua è un diritto inalienabile di ciascun individuo.

L’interesse da soddisfare: tutela della “risorsa acqua”.

Le azioni possibili:

  • Ulteriore semplificazione e miglioramento delle strutture deputate alla gestione della “risorsa acqua”;
  • Previsione di una governance efficace nella gestione delle criticità idriche, capace di coinvolgere tutti gli attori sul territorio, nelle fasi di gestione dei vari scenari;
  • Condivisione dei dati quanti/qualitativi relativi allo stato della risorsa idrica;
  • Previsione di incentivi per la fruibilità del quantitativo minimo vitale di acqua, per le fasce disagiate;
  • Incentivi (anche sotto forma di bonus) per la non disalimentazione dell’utenza in caso di morosità, per le fasce disagiate;
  • Interventi mirati per una gestione efficiente delle sabbie e terre di dragaggio dei laghi;
  • Valorizzazione della risorsa idrica, per uno sviluppo locale del territorio con azioni sostenibili in termini ambientali, sociali ed economici;
  • Puntare sull’innovazione nelle attività agricole e zootecniche, al fine di ridurre il carico inquinante nelle acque superficiali;
  • Programmare l’uso delle risorse idriche per rendere sostenibile il suo utilizzo (nelle aree urbane, nella produzione di energia, nell’agricoltura);
  • Puntare sulla informazione, e sulla diffusione dei dati in favore di tutte le componenti della società, dalle istituzioni, al mondo economico, dagli investitori ai cittadini, alle associazioni per favorire le opportunità di dialogo, il processo decisionale multilivello e l’adozione di strategie condivise e consapevoli.

Riduzione dei rifiuti con le 4 R dell’economia circolare: Ridurre, Riusare, Riciclare e Recuperare.

Perseguire l’utopia di una società a rifiuti zero, attraverso le quattro R dell’economia circolare – Ridurre, Riusare, Riciclare e Recuperare – è certamente la carta vincente. In una società sempre più sommersa dai rifiuti, tanto che si presume che tra pochi anni tutte le discariche italiane saranno piene, occorre creare fin da subito le condizioni affinchè il rifiuto da costo diventi occasione di sviluppo.

La politica ambientale che si intende proporre, mira non solo alla riduzione della quantità ma anche della pericolosità dei rifiuti prodotti. E ciò sulla base di specifiche azioni volte a incidere alla fonte nel processo produttivo (agevolazioni e incentivi al riciclaggio e al recupero dei rifiuti prodotti), nonché finalizzate alla creazione di strumenti per trasformare in risorse quella parte di residui che non è stato possibile riciclare/riutilizzare (ad esempio trasformandoli in energia). Perché la riduzione del flusso dei rifiuti avviati in discarica è il faro guida che deve orientare ogni nostra azione.

L’interesse da soddisfare: riduzione della quantità dei rifiuti prodotti.

Le azioni possibili:

  • Il ridurre e il riusare (c.d. prevenzione) richiede il controllo ed il miglioramento continuo delle prestazioni e dell’efficienza ambientale e ciò per il tramite di azioni volte a sostenere l’introduzione (anche mediante specifici finanziamenti):
  • Di sistemi di gestione ambientale all’interno dei processi industriali e dei servizi;
  • Della modificazione delle tecnologie di processo (eco-efficienza dei cicli di produzione e di consumo);
  • Del miglioramento dei sistemi di abbattimento delle emissioni (aria, acqua, suolo );
  • Del perseguimento dell’efficienza energetica e della riduzione della produzione dei rifiuti;
  • Del miglioramento delle prestazioni ambientali del prodotto e delle potenzialità di riutilizzo e recupero anche a fine vita.

Il riciclaggio e il recupero richiede invece mirate azioni volte a incentivare:

  • Il conseguimento degli obiettivi minimi di raccolta differenziata (ottimizzazione dei sistemi di raccolta dei rifiuti urbani che dovranno risultare efficaci sotto il profilo tecnico, economico e ambientale);
  • La produzione e l’utilizzo di combustibile da rifiuto;
  • La semplificazione delle procedure amministrative di autorizzazione;
  • Sviluppo del mercato del riuso e del recupero dei rifiuti;
  • Carta, plastica, vetro, metalli ferrosi, ecc. tutti assumono valore di Risorsa se si sviluppano sistemi integrati di trattamento dei rifiuti, in un’ottica di integrazione sia funzionale che organizzativa, sia territoriale che di competenze;
  • Il tutto sostenuto da mirate campagne di formazione/informazione per i cittadini.

Garantire una più veloce crescita economica con la bonifica e il riutilizzo diretto dei territori sanati.

La crescita economica passa anche dalla capacità di risanare e mettere in sicurezza il territorio. Tuttavia, a ostacolare tale cammino, si pongono da un lato gli elevati costi di bonifica, dall’altro la mancanza di un interesse certo, concreto e attuale dei soggetti impiegati in tali, spesso gravose, operazioni.

In tale contesto, si ritiene pertanto di fondamentale importanza collegare l’operazione di bonifica, con la possibilità di un progetto di investimento futuro nella medesima area sanificata.

Tale collegamento, infatti, non solo giustifica i costi della bonifica, ma ne rende anche maggiormente certa la sua attuazione, attraverso la creazione di un’interesse concreto e attuale alla sua conclusione.

La tutela del territorio e la crescita economica passano quindi inevitabilmente per la creazione di una tale sinergia, la quale incide positivamente anche sulla salute e sulle risorse del lavoro. Si ritiene dunque prioritario rivolgere l’attenzione a tali criticità, investendo nella semplificazione dei procedimenti e nel certo riutilizzo dei territori, al fine di fare presto e bene, per dare nuova vita ai territori recuperati.

L’interesse da soddisfare: tutela del territorio e risanamento dei siti inquinati.

Le azioni possibili:

  • Semplificare le procedura di autorizzazione allo scarico delle acque per gli interventi di prevenzione e messa in sicurezza di emergenza (rilascio di un’autorizzazione provvisoria, nelle more del rilascio delle autorizzazioni da parte dell’autorità competente);
  • Definire il piano di indagine preventivamente, in contraddittorio con l’ARPA;
  • Rafforzare il ruolo della conferenza dei servizi bonifiche (prevedendo la possibilità di raccogliere in tale sede tutti provvedimenti necessari per l’emissione del decreto autorizzativo e le autorizzazioni per la realizzazione degli impianti e delle attrezzature necessarie all’attuazione dei progetti);
  • Equiparare la relazione conclusiva dell’ARPA (di conferma del raggiungimento degli obiettivi di bonifica) alla certificazione di avvenuta bonifica;
  • Prevedere la restituzione agli usi legittimi delle aree pulite con certificazioni (anche) parziali, in funzione dello stato di avanzamento degli accertamenti o degli interventi;
  • Prevedere che i termini per il rilascio di pareri o nulla osta da parte delle PA abbiano natura perentoria;
  • Estendere a tutti i siti oggetto di bonifica una disciplina per la realizzazione di attività sperimentali (Cfr. protocolli attuativi dell’Accordo di Programma per il SIN di Porto Marghera del 16 aprile 2012);
  • Razionalizzare e rafforzare gli organici e le risorse a disposizione della PA competente al fine di rendere più veloci e snelle le attività istruttorie;
  • Introdurre un meccanismo incentivante, in misura percentuale rispetto agli investimenti in attività di risanamento sostenuti da soggetti non responsabili della contaminazione. Tale meccanismo deve avere l’obiettivo di rilanciare gli investimenti nei SIN, al fine di attrarre investimenti per il risanamento dei siti cd. orfani.

Raggiungimento dell’autosufficienza energetica con il sempre maggiore ricorso alle energie alternative e all’innovazione tecnologica.

Il raggiungimento di una situazione di autosufficienza energetica nazionale è una sfida ardua e un obiettivo, oggi più che mai, di notevole importanza.

La stessa, infatti, permetterebbe di porre un freno alla dipendenza energetica prima, ed economica poi, nei confronti di paesi esteri quali la Russia, la Libia, l’Algeria, l’Iraq, l’Iran, l’Arabia Saudita (solo per citarne alcuni). Ma l’energia non solo deve essere autoprodotta, deve essere anche il più possibile pulita.

Nel passaggio a fonti quali l’eolico e il solare – che richiedono la disponibilità di notevoli risorse finanziarie e un iter autorizzativo lungo e complesso – occorre tuttavia prevedere soluzioni intermedie, volte ad accompagnare tale transizione: ci si riferisce ad esempio al biometano, alla termovalorizzazione dei rifiuti e allo sfruttamento del calore generato dai processi industriali.

In tale contesto, di notevole rilevanza si ritengono anche lo politiche di retrofit incentrate sugli interventi di riqualificazione energetica e di autoproduzione energetica negli edifici, che tendono al fine ultimo del risparmio e dell’autosufficienza energetica.

L’interesse da soddisfare: limitazione della dipendenza energetica nazionale.

Le azioni possibili:

  • Promuovere una maggiore connettività e consapevolezza energetica da parte di tutti gli attori coinvolti (cittadini – imprese – P.A.);
  • Incrementare il ricorso alle fonti rinnovabili;
  • Promuovere azioni volte a recuperare l’energia non valorizzata prodotta dal calore residuo di molti processi industriali;
  • Sfruttamento delle potenzialità delle biomasse solide (es legno dei parchi) per produrre energia e costituzione del relativo gestionale;
  • Programmi di sensibilizzazione per il ricorso ai termovalorizzatori (come fonte per scaldare tutta città-es caso Brescia);
  • Incentivi volti all’adeguamento alle best practice dei termovalorizzatori esistenti;
  • Valorizzazione del ricorso al CSS in cementifici e impianti termici;
  • Valorizzazione e creazione di impianti di biometano (da FORSU ma anche da acque reflue);
  • Finanziare campagne di sensibilizzazione in tema di gestione dei consumi energetici e sviluppo delle fonti rinnovabili;
  • Promuovere la diffusione dei sistemi intelligenti di misura: smart metering, utili a fornire maggiore coscienza agli utenti in merito ai propri comportamenti di consumo;
  • Semplificazione e snellimento burocratico (rimozione di vincoli regolatori, velocizzazione dei processi autorizzativi e la semplificazione sia delle procedure di accesso agli incentivi, sia delle modalità di erogazione degli importi);
  • Azioni a sostegno degli Enti Locali per la riqualificazione energetica degli edifici (es. scolastici);
  • Creazione di un sistema di interoperabilità tra banche dati e operatori;
  • Previsione di nuovi incentivi alla riqualificazione energetica degli edifici (es. eco-bonus, ovvero il 65% di detrazione fiscale per spese in efficienza energetica nei settori residenziale e commerciale; il conto termico 2.0 che consiste in incentivi per interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabile; il meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica, o certificati bianchi, consistenti in titoli negoziabili che attestano il conseguimento di un risparmio energetico a seguito di interventi; detrazione IRPEF del 50%, che premia interventi finalizzati al conseguimento di risparmi energetici, compresa l’installazione di impianti fotovoltaici).

Puntare sulle infrastrutture, l’innovazione e la mobilità equa, responsabile e sostenibile.

Nell’attuale scenario globale, anche il come ci muoviamo può fare la differenza. Non solo nella scelta consapevole dei mezzi a minor impatto ambientale, ma anche nell’individuazione delle vie da seguire per rendere il nostro Paese interconnesso non solo con le nostre realtà territoriali ma anche con quelle continentali.

E così, a fianco degli indispensabili interventi volti alla promozione della diffusione delle fonti alternative meno inquinanti, della sostituzione del parco veicolare pubblico e privato, della sharing mobility e dell’impiego concorrenziale di tecnologie digitali di gestione della domanda e dell’offerta, di fondamentale importanza appare la regolamentazione di tutti quegli interventi capaci di dotare l’Italia di infrastrutture di trasporto competitive, capaci cioè di creare – nel rispetto dell’ambiente – una stretta integrazione tra sistemi produttivi (anche esteri), grazie alla loro accessibilità e facilità nelle connessioni.

L’interesse da soddisfare: diminuzione degli impatti ambientali del trasporto.

Le azioni possibili:

  • Raggiungere un’equa ripartizione nell’utilizzo di auto, moto e altre forme di mobilità;
  • Promozione di carburanti a basso impatto ambientale (gpl, metano);
  • Promozione di interventi volti alla riduzione del traffico;
  • Promozione di sistemi di trasporto alternativo (taxi collettivo, car pooling, ecc.);
  • Promozione dell’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale;
  • Promozione di interventi volti alla miglior gestione della mobilità urbana;
  • Previsione di incentivi monetari, fiscali e di soft policy per i sistemi di trasporto intelligente, la mobilità elettrica, la mobilità a basse emissioni;
  • Adozione di una politica comune capace di indirizzare i Comuni nella regolamentazione urbana della mobilità;
  • Incremento degli investimenti per le infrastrutture di trasporto pubblico nelle città italiane (ad es. completare il sistema dei corridoi europei e dei valichi alpini; sviluppare i porti come porte di accesso; aumentare le connessioni aeree per l’attrattività dei territori; sviluppare servizi efficienti e di qualità per la mobilità di persone e merci; potenziare l’infrastruttura e l’utilizzo del trasporto ferroviario).

Puntare a una pubblica amministrazione di qualità attraverso la semplificazione, la digitalizzazione e l’interoperabilità.

L’efficacia, efficienza e trasparenza della Pubblica Amministrazione, sono i pilastri sui quali costruire qualsiasi valida politica ambientale. Troppo spesso, infatti, strutture amministrative inefficienti e incapaci di comunicare con i cittadini e le imprese hanno ostacolato la realizzazione di progetti e iniziative lodevoli sulla carta.

Per questo si ritiene di fondamentale importanza la creazione di una Pubblica Amministrazione di qualità, attraverso processi di government e di governance improntati a un’idea di semplificazione e digitalizzazione delle procedure; mediante la condivisione della conoscenza con i cittadini e le imprese, anche per il tramite di piattaforme web e dei social network; e infine con la realizzazione di iniziative improntate all’interoperabilità e a una progettazione orientata degli utenti.

Pubblica amministrazione 2.0. significa dunque puntare sull’implementazione delle politiche di Green Public Procurement, sulla semplificazione delle procedure e dei processi, nonché sul potenziamento dei poteri dei Sindaci.

L’interesse da soddisfare: una pubblica amministrazione più efficace, efficiente e trasparente.

Le azioni possibili:

  • Accelerare la semplificazione dell’apparato normativo/amministrativo, attraverso;
  • Una semplificazione nella modulistica;
  • La semplificazione dei procedimenti autorizzativi;
  • La decertificazione;
  • La digitalizzazione dei servizi;
  • Favorire il ricorso a forme di Green Public Procurement, anche attraverso l’individuazione puntuale di sempre maggiori categorie di beni, servizi e lavori che debbono sottostare ai criteri di preferibilità ambientale nelle procedure di acquisto della P.A., in quanto determinanti maggiori impatti ambientali,
  • Concessione di maggiori poteri ai Sindaci, ai fini della tutela dell’ambiente e per prevenire il degrado del territorio;
  • Sostegno alla creazione di applicativi web (es. nella forma di portali web, applicazioni per telefonia mobile e tablet) dove i cittadini possono segnalare le questioni necessitanti di attenzione e dove è possibile monitorare gli interventi effettuati dall’amministrazione locale di volta in volta coinvolta;
  • Sostegno alla creazione di applicativi web interni alla pubblica amministrazione ove i dipendenti possono avanzare idee, suggerimenti e confrontarsi sulle loro esperienze, onde migliorare costantemente il servizio.

Tutela del suolo da alluvioni e frane con azioni conoscitive, di intervento, monitoraggio e allerta.

Tra i rischi naturali cui è sottoposto il nostro Paese, un posto di primo piano spetta agli eventi idrogeologici, quali le frane, gli alluvioni, le colate di detriti e le mareggiate. Scarsa è tuttavia la consapevolezza e l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto a tali fenomeni, se non a seguito di eventi catastrofici.

Ma tali catastrofi si possono certamente evitare con azioni mirate e una costante, puntuale e precisa, campagna di formazione e informazione. La tutela del suolo e dei cittadini – anche in termini di vite umane – passa dunque da un lato dall’incentivazione di iniziative volte a rafforzare l’attività conoscitiva de fenomeno su scala nazionale, dall’altro dal supporto a tutti quegli interventi – strutturali e non strutturali – finalizzati al consolidamento dei pendii instabili, alla difesa dalle alluvioni, alle delocalizzazioni, alle reti di monitoraggio strumentale e/o di allertamento.

Il tutto all’interno di una strutturata e controllata politica di pianificazione territoriale. Importante è quindi pensare fin da subito a una progettazione di medio-lungo termine volta a ridurre il più possibile il rischio di dissesto idrogeologico, perché la prevenzione è sempre l’arma migliore.

L’interesse da soddisfare: tutela del suolo e dell’equilibrio idrogeologico dei territori.

Le azioni possibili:

  • Una puntuale attività conoscitiva basata:
    – sulla raccolta, elaborazione, archiviazione e diffusione dei dati;
    – sull’accertamento, sperimentazione, ricerca e studio degli elementi dell’ambiente fisico e delle condizioni generali di rischio;
    – sulla formazione e aggiornamento delle carte tematiche del territorio;
    – sulla valutazione e studio degli effetti conseguenti alla esecuzione dei piani, dei programmi e dei progetti di opere previsti dalla presente sezione;
    – sull’attuazione di ogni iniziativa a carattere conoscitivo ritenuta necessaria per il conseguimento della mitigazione del rischio idrogeologico.
  • Una puntuale valutazione del rischio;
  • Una stretta vigilanza sulla corretta pianificazione territoriale;
  • Supporto agli interventi strutturali e non strutturali di riduzione del rischio soprattutto per i centri abitati;
  • Comunicazione e diffusione delle informazioni ai cittadini;
  • Vigilanza e controllo sulla manutenzione del territorio e sulle buone pratiche agro-silvo pastorali.
    In particolare, si segnalano:
    – la manutenzione/ripristino della rete di drenaggio superficiale in aree agricole (fossi, solchi
    acquai);
    – la stabilizzazione superficiale e protezione dall’erosione dei pendii;
    – la riforestazione, gestione del bosco e protezione dagli incendi boschivi;
    – la manutenzione/ripristino dei terrazzamenti agricoli;
    – la manutenzione/sistemazione del reticolo idrografico minore.
  • Incentivo alla previsione di reti di monitoraggio e sistemi di allertamento;
  • Coordinamento con la Protezione Civile (anche mediante la predisposizione di appositi Piani);
  • Sbloccare al più presto le risorse già assegnate, ma non ancora conferite, alle Regioni (fermo il rispetto per le pratiche del principio della continuità amministrativa, pertanto le procedure di assegnazione in atto continuano il loro corso).

Riduzione del consumo del suolo attraverso la riqualificazione dell’esistente e la pianificazione territoriale sostenibile.

L’obiettivo europeo è l’azzeramento del consumo netto del suolo al 2050, e l’Agenda Onu lo anticipa addirittura al 2030. Tale missione è possibile solo se, a tutti i livelli di governo del territorio, si riconosce l’importanza della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e della pianificazione territoriale sostenibile.

L’uso sostenibile del suolo non può prescindere dunque dalla riqualificazione delle periferie, dagli incentivi alle imprese che partecipano a progetti di riqualificazione urbana e valorizzazione del territorio, dal divieto di ulteriore consumo del suolo rispetto a quello già programmato e in generale dal favorire tutti quegli interventi volti a migliorare l’esistente (es. zone urbane degradate, aree dismesse). Con la consapevolezza che la pianificazione del territorio e la gestione ambientale devono andare di pari passo, al fine di aumentare la coerenza delle politiche prospettate e incoraggiare la partecipazione di cittadini e imprese.

L’interesse da soddisfare: riduzione di consumo del suolo e pianificazione territoriale sostenibile

Le azioni possibili:

  • Ottenere una riduzione del consumo di suolo, attraverso la perdita di capacità edificatoria dei suoli edificabili, se non edificati entro i termini previsti;
  • Negare la possibilità di incrementare ulteriormente il consumo di suolo, rispetto a quello già programmato;
  • Porre un limite temporale massimo per la destinazione edificatoria delle aree, attraverso riduzioni della capacità edificatoria proporzionate al decorrere del tempo;
  • Prevedere misure di semplificazione procedurale e di incentivazione economica per il riuso e la rigenerazione urbana e aumentare il contributo previsto per il permesso di costruire in caso di nuovo consumo di suolo;
  • Promuovere l’applicazione di misure di incentivazione urbanistica, perequazione, compensazione purché non determinino ulteriore consumo di suolo e siano attuati in ambiti definiti di aree urbanizzate;
  • Creazione di una banca dati degli edifici e delle aree dismesse per il loro pronto recupero e riuso.

Passaggio da un’economia lineare a un economia circolare per uno sviluppo sostenibile e la riduzione dei rifiuti.

Raggiungere gli ambiziosi obiettivi europei (riciclo al 70%, discarica max 5% dei rifiuti, raccolta differenziata 80% al 2030), non è possibile senza il passaggio da un’economia lineare (bastata sul trinomio bene-consumo-rifiuto) a una forma di economia circolare, dove il valore dei beni è mantenuto il più a lungo possibile, arrivando fino a eliminare il concetto stesso di rifiuto, pensando alla progettazione di beni che possono essere riutilizzati (cosiddetti dalla culla alla culla).

Per essere davvero efficace, tale strategia, richiede tuttavia la predisposizione di misure trasversali, che vanno dalle mirate campagne di sensibilizzazione del cittadino sulle cosiddette scelte di consumo consapevoli (es. privilegiare beni riutilizzabili), fino alla previsione di dettagliate politiche fiscali che incentivino cioè le imprese e i soggetti coinvolti all’innovazione e all’adozione di politiche con il minor impatto ambientale possibile.

Il tutto attraverso un ripensamento organico della materia e in particolare del ruolo dei Consorzi di Filiera per renderli sempre più efficienti nel loro ruolo di traghettamento verso un’economia veramente circolare.

L’interesse da soddisfare: sviluppo sostenibile e riduzione dei rifiuti

Le azioni possibili:

  • Promuovere l’innovazione tecnologica (per rendere le aziende più efficienti e meno impattanti per l’ambiente);
  • Sviluppare sistemi più efficienti di rigenerazione, riuso e riparazione dei beni, facilitando la manutenzione dei prodotti e aumentandone la durata di vita;
  • Semplificare la normativa di settore (es. anche per quanto riguarda i Consorzi di Filiera);
  • Creare un collaborazione tra tutti gli attori dell’economia circolare, ossia Pubbliche Amministrazioni, imprese, istituti di ricerca scientifica e tecnologica, al fine di favorire l’innovazione e il trasferimento di tecnologie e la competitività dei settori industriali;
  • Prevedere incentivi per razionalizzare l’uso dei materiali sostituendo quelli non rinnovabili con materiali rinnovabili, riciclati, biodegradabili e compostabili;
  • Valorizzare le risorse a livello territoriale o di prossimità per ridurre gli impatti ambientali del trasporto e creare un’identità locale del prodotto;
  • Ridurre al minimo la produzione di scarti di lavorazione o fare in modo che questi siano gestiti come sottoprodotti, end of waste o trasformati in energia;
  • Coinvolgere i consumatori favorendo il mercato del riuso, prevedendo sistemi di restituzione dei residui (cosiddetto vuoto a rendere), intervenendo con agevolazioni sulla tariffa rifiuti;
  • Elaborare un progetti di sensibilizzazione e informazione nelle scuole e per le famiglie al fine di creare una società consapevole dei meccanismi economico-produttivi dell’economia circolare.

Avvocato Ambientale

Daniele Carissimi

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