PROGRAMMI DI POLITICA AMBIENTALE

Politica Locale

10 idee per 10 principi, a cura dell’Avv. Daniele Carissimi

Garantire la tutela della qualità dell’aria attraverso la riduzione dei fattori inquinanti.

Le emissioni inquinanti rimangono un problema per il nostro Paese. E infatti, nonostante si assista a un trend in diminuzione di tali fattori – circa 18% in meno, rispetto all’anno base 1990 – ad oggi, in molte delle città italiane, vengono ancora superati i valori-limite di determinati inquinanti come le polveri sottili e il biossido di azoto.

L’emissione incontrollata di tali sostanze nell’aria risulta dannosa sia per gli ecosistemi vegetali che per la salute delle persone e può essere la causa di gravi malattie.

Nel medio-lungo periodo appare pertanto necessario progettare e attuare una serie di misure mirate a tutelare la qualità dell’aria e diminuire l’inquinamento atmosferico, adeguando l’Italia agli standard internazionali e comunitari richiesti. In tale ottica, la soluzione del problema deve innanzitutto partire dai comportamenti virtuosi dei cittadini e delle imprese – da formare e informare con apposite campagne di sensibilizzazione – per poi passare da un’azione congiunta di tutti gli attori istituzionali, attraverso la previsione di un’attenta pianificazione degli interventi e dei controlli, nonché per il tramite di incentivi premianti all’interno dei bandi di gara.

Le intese tra gli Enti Territoriali, al fine della condivisione delle buone prassi ossia delle pratiche particolarmente riuscite, è inoltre strumento da ricercare e perseguire, perché un’aria più pulita ci aiuta a vivere meglio.

L’interesse da soddisfare: tutela della qualità dell’aria.

Le azioni possibili:

  • Proporre blocchi del traffico e individuare zone a traffico limitato;
  • Introdurre zone di congestion charge, ossia aree in cui i conducenti di alcuni mezzi a motore, per poter accedere, devono pagare un pedaggio;
  • Convertire il parco veicolare sostituendo i veicoli a maggiore impatto ambientale con green vehicles attraverso l’introduzione di criteri premianti nei bandi di gara pubblici;
  • Introdurre sistemi di monitoraggio innovativi che consentano di analizzare meglio i fenomeni di inquinamento e le loro sorgenti, attraverso strumenti di analisi in grado di prevedere i picchi di inquinamento. E rendere possibile la programmazione anticipata degli interventi di contrasto;
  • Incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici ottimizzando e rendendo efficienti i servizi al fine di renderli più vantaggiosi per gli utenti;
  • Utilizzare i social network e i nuovi canali di informazione per coinvolgere la cittadinanza nelle iniziative degli enti locali e per rendere consapevoli i cittadini delle politiche in atto sul territorio;
  • Siglare intese con gli altri Comuni per lo scambio di buone prassi e la condivisione di esperienze particolarmente riuscite;
  • Promuovere progetti di sensibilizzazione e partecipazione attiva della cittadinanza, in particolare nelle scuole, sul tema dell’inquinamento e sulle buone abitudini quotidiane.

Garantire un elevato stato di qualità e una maggiore fruibilità della risorsa “acqua” con azioni di valorizzazione, governance, monitoraggio e controllo.

Ad oggi, la situazione di emergenza idrica, causata da un’inefficiente gestione delle reti e delle infrastrutture, spesso conduce a sprechi e al rilascio incontrollato di prodotti chimici e scorie pericolose all’interno delle acque interne. Fondamentale appare dunque garantire la tutela della qualità delle acque, non solo attraverso il comportamento responsabile dei cittadini e delle imprese, ma anche e soprattutto attraverso il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche più vicine al territorio.

Rivestono, pertanto, un ruolo di fondamentale importanza gli Enti Locali, ai quali sono demandati i compiti di controllo di qualità e di gestione delle reti idriche, anche al fine di eliminarne gli sprechi.

In tale contesto, dunque, auspicabili appaiono tutte quelle misure volte a prevedere puntuali azioni di monitoraggio e controllo, regolari interventi di manutenzione delle infrastrutture idriche, puntuali campagne di formazione e informazione dei cittadini, fino ad arrivare alla previsione di strumenti informatici per effettuare una più penetrante azione di monitoraggio e controllo. E ciò perché la salute, la biodiversità e un utilizzo equo e sostenibile delle acque interne, non solo sono un interesse da tutelare, ma costituiscono anche un obiettivo da raggiungere, con interventi capillari sul territorio, azioni di riduzione degli sprechi e di intervento tempestivo.

L’interesse da soddisfare: qualità della risorsa idrica.

Le azioni possibili:

  • Prevedere una gestione ed efficiente manutenzione delle infrastrutture della rete idrica;
  • Attivare, sui siti web dei Comuni, una sezione dedicata alle informazioni sulla qualità dell’acqua erogata dall’acquedotto, sui punti di erogazione di acqua di rubinetto e sulle buone pratiche di risparmio idrico domestico;
  • Ridurre entro la soglia fisiologica del 10-20% le perdite delle reti di distribuzione idrica;
  • Utilizzare l’acqua di rete nei locali pubblici come scuole, mense, palestre e promuoverne l’uso nei bar e nei locali commerciali;
  • Promuovere accordi con agricoltori e industrie per la qualità del territorio, la riduzione dei consumi e dell’uso di sostanze che possono inquinare le falde (ad es. fitofarmaci e fertilizzanti);
  • Informazione e sensibilizzazione degli abitanti in ordine alle best practice per ridurre gli sprechi domestici e dei settori produttivi;
  • Rendere efficiente il sistema di collettazione e distribuzione creando una app che consenta al cittadino la condivisione dei dati quanti/qualitativi relativi allo stato della risorsa idrica e la segnalazione di eventuali inefficienze del servizio e consentire un intervento immediato;
  • Programmare l’uso delle risorse idriche per rendere sostenibile il suo utilizzo (nelle aree urbane, nella produzione di energia, nell’agricoltura).

Riduzione dei rifiuti con un'attenta pianificazione e un efficace sistema di controlli.

I dati relativi alla raccolta differenziata e al ricorso a forme di riciclaggio/recupero – attuata dai Comuni – variano in maniera sostanziale all’interno del territorio italiano. Accanto a città particolarmente virtuose, si registra infatti la presenza di zone in cui la raccolta differenziata e il riciclaggio sono al di sotto degli standard richiesti.

Per ottenere una riduzione della produzione di rifiuti e la loro efficiente gestione, occorre dunque intraprendere, soprattutto a livello locale, iniziative volte al riuso, al riciclaggio e al recupero dei rifiuti, disincentivando in ogni modo il ricorso allo smaltimento in discarica.

In tal senso, i regolamenti comunali, offrono un importante strumento di pianificazione territoriale, all’interno dei quali inserire tutti quegli strumenti suscettibili di potenziare i circuiti della raccolta differenziata e in generale la gestione dei rifiuti all’interno del territorio comunale. Tali misure, per essere veramente efficaci devono però accompagnarsi a capillari poteri di vigilanza e controllo, nonché a mirate campagne di formazione e informazione dei cittadini (es. per i comportamenti virtuosi da adottare nella gestione quotidiana dei rifiuti) e da incentivazioni alle imprese che adottano soluzioni green oriented.

L’interesse da soddisfare: riduzione della quantità dei rifiuti prodotti.

Le azioni possibili:

  • Realizzare isole ecologiche interrate per il conferimento dei rifiuti che consentano agli utenti un più agevole conferimento;
  • Avviare o incrementare, per tutte le tipologie di rifiuti, il sistema di raccolta indifferenziata porta a porta;
  • Predisporre cestini pubblici nei parchi e nei centri storici che consentano la raccolta differenziata dei rifiuti;
  • Prevedere l’introduzione di app per smartphone e tablet che consentano all’utente di conoscere dove collocare esattamente ogni rifiuto e segnalare i disservizi;
  • Promuovere, attraverso accordi e convenzioni con il terzo settore, sistemi per il recupero di beni ingombranti ancora in buono stato, in un’ottica di economia circolare e solidarietà;
  • Promuovere progetti di compostaggio domestico, di pubblicizzazione di servizi come il vuoto a rendere e l’utilizzo dei sacchetti biodegradabili o in tessuto;
  • Creare un sistema di informazione capillare che consenta di esercitare le funzioni di controllo e vigilanza previste dall’art. 198 D. Lgs. 152/2006 e di intervenire tempestivamente qualora se ne verifichi l’esigenza;
  • Promuovere progetti di rete cittadina per il recupero e la ridistribuzione delle eccedenze alimentari, ai fini della solidarietà sociale, così da creare città a spreco zero.
  • Previsione della possibilità di ottenere una riduzione della Tari per i comportamenti ambientalmente virtuosi (es. in base al quantitativo delle eccedenze alimentari cedute);
  • Adozione delle misure necessarie a ottimizzare il conferimento, la raccolta e il trasporto degli imballaggi, in sinergia con le altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare;
  • Utilizzare le potature urbane e agricole per produrre energia.

Garantire una gestione ambientale sostenibile con costanti azioni di monitoraggio e controllo.

L’interesse da soddisfare: gestione ambientale sostenibile.

Il controllo e la verifica del rispetto delle norme previste in materia di gestione dei rifiuti, viene attribuita in maniera congiunta ai diversi livelli territoriali di governo, ciascuno per il proprio ambito di competenza. Nell’esercitare tali funzioni, detti soggetti (Stato, Regioni, Provincie, Comuni, Città Metropolitane) possono avvalersi – mediante apposite convenzioni – di organismi pubblici, ivi incluse le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA).

Inoltre, per la repressione delle violazioni compiute in danno dell’ambiente, è possibile avvalersi anche del nucleo operativo ecologico dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo Forestale dello Stato, degli appositi reparti della Guardia di Finanza e delle Forze di Polizia.

A fare da contraltare a tali situazioni di monitoraggio e controllo ordinarie, vengono attribuite ai Sindaci specifiche funzioni emergenziali, potendo questi ultimi emettere provvedimenti di carattere contingibile e urgente in materia ambientale, non solo per porre rimedio a danni già verificatisi in materia di sanità e igiene ma anche per prevenire tali danni ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini.

E così un’attenta pianificazione e un coordinamento degli interventi di monitoraggio e controllo – tra tutti i livelli di governo – appare strumento imprescindibile, in quanto la politica del fare nell’ambiente – ove l’innovazione tecnologica e il progresso delle imprese vengono privilegiati – deve essere contro-bilanciata da puntuali controlli e penetranti sanzioni per i comportamenti scorretti.

Le azioni possibili:

  • Puntale controllo e verifica degli interventi di bonifica e il monitoraggio ad essi conseguente; 
  • Prevedere forme di controllo periodico su tutte le attività di gestione, di intermediazione e di commercio di rifiuti;
  • Incentivare forme di controllo su strada;
  • Tenere conto, nella determinazione della frequenza dei controlli, del possesso delle certificazioni di qualità ambientale (es. registrazioni ISO o EMAS);
  • Rendere operativa l’anagrafe dei rifiuti, ai fini di un più puntuale controllo;
  • Prevedere procedure di controllo dettagliate e precise, al fine di evitare comportamenti scorretti in fase di controllo;
  • Incrementare i controlli per la riduzione del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti;
  • Ripristinare il sistema degli agenti accertatori per il controllo delle piccole e grandi utenze;
  • Prevedere forme di agevolazione in favore delle imprese dotate di certificazioni ambientali o che effettuano periodici Audit interni;
  • Agevolare forme di ravvedimento operoso;
  • Incrementare i poteri dei Sindaci anche per forme di controllo e monitoraggio ordinario.

Raggiungimento dell’autosufficienza energetica con il sempre maggiore ricorso alle energie alternative e all’innovazione tecnologica.

L’impiego delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare fotovoltaico, eolico e biomasse, sono cresciute significativamente in Italia nel corso degli ultimi dieci anni. Nel 2018, si è registrato ad esempio il passaggio dal 33 al 35 per cento nella produzione elettrica, mentre in ordine ai consumi energetici complessivi, la crescita è arrivata sino 18,3 per cento, superando per il quarto anno consecutivo i record imposti dall’Unione Europea.

Tuttavia, gli (spesso) alti costi di installazione degli impianti in energie rinnovabili, la mancanza di vere e proprie forme di accumulo di tali energie (che determinano il necessario ricorso a soluzioni di transizione come il gas o la termovalorizzazione)  e la complessità e la lunghezza degli iter autorizzativi necessari continuano a costituire un ostacolo al raggiungimento di una condizione di vera autosufficienza energetica prima ed economica poi.

Ciò nonostante, per una maggiore qualità dell’aria occorre continuare a investire nelle energie alternative, ed ecco quindi che – nell’attesa di una definizione a livello di governo centrale – devono continuare a essere favorite, anche a livello locale, forme di incentivazione e criteri premianti in favore delle imprese e dei cittadini (es. abbattendo i relativi costi di istallazione).

Tali obiettivi inoltre, per essere realizzati, richiedono un’effettiva presa di coscienza da parte dei cittadini e una concreta collaborazione tra le istituzioni per rendere inarrestabile il percorso di crescita verso l’autosufficienza energetica.

L’interesse da soddisfare: l’autosufficienza energetica e la riduzione degli sprechi.

Le azioni possibili:

  • Adozione dell’Allegato Energetico al Regolamento Edilizio Comunale;
  • Introduzione di sistemi di illuminazione pubblica alimentati a biogas;
  • Installare pannelli solari sugli edifici pubblici e introdurre meccanismi come gli interruttori della luce a fotocellula in modo da diminuire gli sprechi;
  • Introdurre meccanismi premianti che tengano conto delle energie rinnovabili nei bandi di gara delle pubbliche amministrazioni;
  • Formazione e informazione alla cittadinanza sulle buone pratiche per evitare gli sprechi nelle azioni quotidiane;
  • Acquisto di energia verde a copertura dei consumi elettrici degli edifici;
  • Introduzione di servizi di trasporto pubblico che utilizzino energie rinnovabili come ad esempio gli autobus ibridi o elettrici;
  • Offrire un servizio gratuito e check-up energetici per gli edifici residenziali al fine di sensibilizzare la cittadinanza sui vantaggi dell’utilizzo di energie rinnovabili e illustrare le possibili soluzioni;
  • Introdurre negli edifici pubblici il sistema del distribuzione fondato su teleriscaldamento e teleraffrescamento (reti TLR);
  • Attivazione di uno sportello pubblico per informare su interventi e incentivi in tema di riqualificazione energetica degli edifici.

Puntare sull’innovazione e sulla mobilità equa, responsabile e sostenibile.

Nell’attuale scenario globale anche il come ci muoviamo può fare la differenza.
Purtroppo i dati del 2018 mostrano la fotografia di una realtà dove, ancora una volta, il numero di auto in rapporto alla popolazione residente tende a crescere sempre di più. Il dato nazionale (+1,2%) porta l’Italia ad allontanarsi sempre più dalla media europea di circa 49,8 auto ogni 100 abitanti.

Al contempo, negli ultimi anni, si è registrato un lieve peggioramento della qualità dell’aria nelle nostre città: sono infatti meno di 50 le città in cui si registra una media annuale di PM10 inferiore al limite fissato dalla norma e meno di 30 quelle in cui non si supera il valore limite annuale del biossido di azoto. Alla luce di una situazione così poco rassicurante, appaiono necessarie e urgenti tutte quelle misure volte a diminuire il numero di veicoli in circolazione e a incentivare l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblico, condiviso o a basso impatto ambientale.

Un ruolo fondamentale in tal senso è assegnato agli Enti Locali che, attraverso politiche di mobilità sostenibile, devono puntare sul riassetto del piano urbanistico – ad es. privilegiando l’introduzione di piste ciclo-pedonali o forme di mobilità condivisa come il bike-sharing e il car-sharing o ancora con l’efficientamento del servizio di trasporto pubblico – contribuendo in tal modo a rendere le nostre città più pulite e vivibili.

L’interesse da soddisfare: mobilità sostenibile e tutela della salute.

Le azioni possibili:

  • Introdurre servizi di mobilità condivisa come il bike-sharing e il car-sharing;
  • Prevedere, nel piano urbanistico, la realizzazione di rotatorie (che diminuiscano il numero di semafori e dunque veicoli accesi in sosta) e piste ciclabili;
  • Realizzare percorsi pedonali all’interno di progetti di riqualificazione del territorio, ad esempio recuperando tracciati ferroviari dismessi;
  • Ottimizzare e rendere efficiente il trasporto pubblico e incentivare lo sviluppo delle linee filoviarie;
  • Introdurre criteri premianti nei bandi di gara attraverso lo strumento del GPP affinchè il servizio di trasporto pubblico sia affidato ad operatori economici in grado di garantire veicoli a basso impatto ambientale o a impatto zero;
  • Partecipare a bandi europei di finanziamento in tema di mobilità sostenibile;
  • Elaborazione di un sistema premiante per gli spostamenti sostenibili rivolti a cittadini ed imprese che, ad esempio, utilizzino meno CO2;
  • Promuovere, nei poli aziendali principali, azioni mirate a ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti casa-lavoro dei lavoratori attivando, ad esempio, piani mobilità elettrica, concordando, con le diverse aree, i piani di installazione di colonnine pubbliche.

Tutela dell’ambiente e rilancio di una economia sostenibile con gli appalti verdi (Green Public Procurement).

Nell’ottica di una maggior tutela ambientale, il ricorso a forme di Green Public Procurement (GPP), ossia agli appalti verdi, è parte integrante della strategia comunitaria per lo sviluppo sostenibile. Con tali strumenti, infatti, viene veicolata la scelta, nell’affidamento dei contratti pubblici, verso quelle imprese che adottano soluzioni con il minore impatto possibile sull’ambiente, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti ambientalmente sostenibili.

Tale scelta, tuttavia, non sembra, ad oggi, avere ancora dato i risultati sperati: il 55% dei Comuni intervistati non fa infatti ricorso agli appalti verdi per nessuna categoria merceologica, appena il 34% della spesa complessiva dei Comuni viene destinata a soluzioni green oriented, e la percentuale di bandi contenenti criteri ambientali minimi si ferma al 21%.

Per ovviare a tale situazione, di fondamentale importanza appare l’adozione di una programmazione degli acquisti, improntata a scelte green oriented, attraverso il sempre maggiore ricorso a forme di appalti verdi. In secondo luogo, risulta quanto mai necessaria la condivisione di buone pratiche, informazioni, formazione e aggiornamenti tra gli Enti Locali, al fine di accelerare le procedure e rendere più snelle le gare.

L’interesse da tutelare: l’autosufficienza energetica e la riduzione degli sprechi.

Le azioni possibili:

  • Elaborare una strategia di analisi dei fabbisogni e pianificazione degli acquisti;
  • Condividere esperienze, opportunità formative e best practice tra Enti Locali;
  • Condividere informazioni e aggiornamenti, attraverso pagine internet dedicate;
  • Condividere elenchi di fornitori green che hanno le competenze ed il know-how per soddisfare i requisiti inseriti nei bandi di gara;
  • Condividere modelli di capitolati, disciplinari e contratti che guidino le stazioni appaltanti nella corretta applicazione dei criteri ambientali minimi, in particolare, relativamente alle specifiche tecniche di base, ai criteri premianti e alle clausole contrattuali;
  • Promuovere le convenzioni tra gli Enti Locali per la partecipazione a progetti europei e la candidatura a bandi per finanziamenti;
  • Promuovere attività di formazione e informazione dei territori (PA e potenziali operatori economici, fornitori e stakeholders);
  • Promuovere lo scambio di best practice tra Enti Locali e Stazioni Uniche Appaltanti in ordine alla stesura dei bandi di gara, dei criteri premianti e del feedback dei fornitori.

Accordi e cooperazioni con il terzo settore per incentivare il riuso, riciclo e recupero dei beni

Nell’incentivare forme di riuso, riciclo e recupero, al fine di ridurre la produzione dei rifiuti avviati a smaltimento, gli accordi e le convenzioni tra gli Enti Locali e gli esponenti del terzo settore, sono indispensabili e contribuiscono al contempo a migliorare la rete di solidarietà del Paese, in un’ottica di economia circolare.

Tuttavia, nel nostro territorio sussiste l’esistenza di un grande potenziale inespresso (dovuto alle molte aziende autorizzate, ma non ancora operative sul territorio), che, se messo al servizio degli Enti Locali, potrebbe contribuire in modo significativo alla realizzazione di obiettivi quali la riduzione nella produzione dei rifiuti e l’integrazione sociale. In tale contesto assumono pertanto un ruolo fondamentale gli Enti Locali, in quanto, in ragione della loro vicinanza al territorio e alla cittadinanza, sono maggiormente in grado di conoscere le esigenze presenti e intercettare gli attori sensibili a tali iniziative. Tra gli strumenti proposti, dunque, a fianco della promozione del riuso dei beni ancora utilizzabili, si pongono le sponsorizzazioni delle convenzioni con i gestori del servizio di gestione dei rifiuti e gli operatori dell’usato; la realizzazione di progetti pilota, al fine di diffondere buone pratiche di riutilizzo.

ll passaggio da un’economia lineare a un’economia circolare è il futuro su cui bisogna investire.

Le azioni possibili:

  • Promozione di convenzioni per il recupero e riutilizzo solidale dei farmaci non scaduti, in collaborazione con associazioni di categoria in ambito farmaceutico;
  • Promozione di convenzioni con le mense scolastiche, i ristoranti e gli esercizi commerciali interessati per la donazione dei pasti preparati e non consumati ad associazioni e Onlus che si occupano di assistenza;
  • Promozione di progetti di reinserimento nel mondo del lavoro, ad esempio nelle carceri, con progetti che prevedano, ad esempio, che i detenuti acquisiscano le modalità operative necessarie per il disassemblaggio di RAEE, di piccole e grandi dimensioni, provenienti dai Centri di Raccolta dei rifiuti;
  • Promozione di convenzioni con associazioni per la realizzazione di centri di riuso creativo dei materiali scartati dalle aziende;
  • Promozione di incentivi agli esercizi commerciali che vendono prodotti sfusi o con imballaggio ecocompatibile, merci prodotte nel rispetto dell’ambiente e delle persone, al fine di offrire un esempio ecologico e solidale alla cittadinanza;
  • Promozione di progetti di riconversione dei materiali di scarto con laboratori artistici proposti da associazioni nelle scuole;
  • Promozione di progetti di inclusione sociale e lavorativa di persone diversamente abili con, ad esempio, raccolte fondi attraverso la raccolta, ripristino e riciclo di oggetti e l’organizzazione di eventi ecosostenibili;
  • Coinvolgimento dei gestori del servizio pubblico nelle convenzioni e protocolli volti a privilegiare forme di riuso e riciclo;
  • Promozione di protocolli di intesa con i gestori del servizio pubblico di igiene urbana e gli esercizi commerciali per promozione di settimane del riciclo.

Riduzione del consumo del suolo attraverso la riqualificazione dell’esistente e la pianificazione territoriale sostenibile.

In Italia, il consumo di suolo continua a aumentare, invadendo aree protette, sottoposte a rischio di frane e alluvioni (rischio idrogeologico) e talvolta intaccando addirittura aree vincolate per la tutela del paesaggio.

In particolare, le costruzioni esistenti sono giunte a ricoprire circa l’8% del territorio nazionale e la superficie naturale si riduce di circa 52 km2 ogni anno. Alla luce di tali dati, si ritiene che una corretta riprogettazione del territorio e nuove politiche di urbanizzazione siano atti dovuti da parte degli Enti Territoriali, al fine di porre un freno a tale fenomeno e – se possibile – azzerarlo.

L’uso sostenibile del suolo non può dunque prescindere alla riqualificazione delle periferie, dagli incentivi alle imprese che partecipano a progetti di riqualificazione urbana e valorizzazione del territorio, dal divieto di ulteriore consumo del suolo rispetto a quello già programmato e in generale dal favorire tutti quegli interventi volti a migliorare l’esistente (es. zone urbane degradate, aree dismesse). Con la consapevolezza che un tale risultato risulterà possibile solo con la partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti: cittadini, imprese e istituzioni, perché il suolo è a tutti gli effetti un bene comune.

L’interesse da soddisfare: riduzione del consumo di suolo e tutela del territorio

Le azioni possibili:

  • Approvare un piano strategico che individui gli obiettivi da perseguire nel breve, medio e lungo periodo per valutare i risultati raggiunti e inserire elementi di progettualità in ordine alla politiche di rigenerazione urbana;
  • Interrompere i processi di dispersione insediativa al fine di aumentare la qualità urbana e preservare quella ambientale;
  • Prevedere progetti di riqualificazione di aree urbane attraverso la sperimentazione di soluzioni nature-based, che includano orti scolastici e di comunità, muri e tetti green, giardini pollinator friendly per favorire la diffusione di insetti impollinatori e forestazione urbana basata su suolo rigenerato;
  • Promuovere attività di de-sealing, ossia di rinaturalizzazione di aree precedentemente impermeabilizzate attraverso la rimozione di pavimentazioni e strutture esistenti, cui seguirà il ripristino a verde;
  • Prevedere sviluppo urbanistico solo qualora ad esso si associno politiche di trasporto pubblico sostenibile e sul territorio siano presenti i principali servizi al cittadino, sia pubblici che privati;
  • Promuovere una pianificazione del territorio e una gestione ambientale integrate per aumentare la coerenza delle politiche incoraggiando la partecipazione dei cittadini;
  • Prevedere occasioni di confronto tra i Comuni e i soggetti coinvolti nelle politiche di rigenerazione urbana allo scopo di monitorare in via preliminare, e in corso di svolgimento, le fasi di approvazione degli strumenti urbanistici posti in essere;
  • Realizzare iniziative continuative ai cittadini per illustrare il problema determinato dal consumo di suolo in modo oggettivo e sulla base di dati scientifici e non ideologici;
  • Realizzare interventi urbani che tengano in considerazione gli impatti socio-economici che ne derivano e inserire criteri premianti nei bandi per la valorizzazione del verde urbano come fattore di rivitalizzazione degli spazi.

Garantire la trasparenza delle politiche amministrative locali attraverso il bilancio ambientale.

Ogni istituzione è responsabile delle conseguenze che le azioni poste in essere hanno nei confronti delle comunità di riferimento, in particolare dal punto di vista della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

In tale ottica, il bilancio ambientale si presenta come uno strumento a disposizione degli Enti Locali per assolvere ai propri doveri trasparenza e pubblicità, consentendo alle amministrazioni di comunicare all’esterno le proprie azioni e i propri interventi in campo ambientale. Il bilancio ambientale, quindi, consente un approfondimento della conoscenza dei meccanismi di programmazione e di spesa pubblica dell’Ente Locale, soprattutto per quel che attiene alle scelte ambientali compiute/da compiersi.

Puntare sulla condivisione delle politiche ambientali sul territorio, attraverso la predisposizione di un dettagliato bilancio ambientale, si reputa quindi di particolare importanza per gli Enti Locali, in quanto consente un miglioramento dei processi di governance locale; una ottimizzazione dei processi di integrazione delle politiche; un orientamento del processo decisionale e, perché no, facilita anche un monitoraggio dell’attuazione delle azioni e degli impegni assunti.

L’interesse da soddisfare: trasparenza e condivisione delle politiche ambientali sul territorio

Le azioni possibili:

  • Diffusione del bilancio ambientale per la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza delle politiche pubbliche;
  • Monitoraggio del rapporto tra spese e i risultati conseguiti nelle politiche ambientali;
  • Recupero dell’efficienza della gestione delle politiche ambientali, al fine di recuperare preziose risorse economiche rispettando, al contempo, le esigenze di bilancio;
  • Valutazione in merito al corretto utilizzo delle risorse economiche per finalità ambientali attraverso l’ampliamento della base informativa e l’utilizzo di indicatori integrati di tipo fisico-monetario;
  • Elaborazione e predisposizione di apposite informazioni e statistiche che siano confrontabili nel tempo e nello spazio e accessibili su piattaforme open source;
  • Promuovere uno strumento di democrazia e trasparenza, finalizzato a dare conto alla comunità locale degli esiti delle politiche adottate e degli impegni assunti in materia di ambiente;
  • Elevare la qualità del processo di rendicontazione istituzionale in termini di maggiore trasparenza al fine di coinvolgere efficacemente gli stakeholder;
  • Istituzionalizzare i percorsi di confronto e dialogo costruttivo attraverso momenti di discussione politica incentrati sulle strategie ambientali perseguite, sulla loro efficacia e sull’efficienza con le quali sono utilizzate le risorse a disposizione. 

Avvocato Ambientale

Daniele Carissimi

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