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I mozziconi di sigaretta inquinano più della plastica

I mozziconi di sigaretta inquinano più della plastica

  • a cura dell'Avv. Daniele Carissimi
  • 16 Giu 2019

Chi non ha mai buttato – o visto un proprio amico/conoscente/parente buttare – un mozzicone di sigaretta per terra dopo averla fumata?

Alcuni dicono che lo fanno per “evitare gli incendi” (perché schiacciandola per terra ne azzerano la combustione), altri perché ritengono “il mozzicone biodegradabile”, altri ancora semplicemente perché “gli va”.

Non tutti sanno, però, che tale gesto inquina più del consumo irresponsabile delle cannucce e delle buste di plastica.

Dei 5.5. mila miliardi di sigarette prodotte, infatti, la maggior parte finiscono in mare, dopo essere state “consumate”. E i mozziconi di sigarette (cicche) sono i rifiuti più raccolti nelle spiagge di tutto il mondo.

La cicca di sigaretta è altamente inquinante, in quanto costituita da aceteto di cellulosa  – che impiega più di dieci anni a decomporsi  – e che va a costituire quelle “microplastiche1 che vengono ingerite dai pesci prima, e presumibilmente dall’uomo poi.  Inoltre, la stessa può contenere anche sostanze pericolose, dannose per l’uomo e per l’ambiente, a seconda del grado con cui rimangono impregnati delle sostanze che sono destinati a filtrare e trattenere (tra cui la nicotina, l’ammoniaca, la formaldeide, il benzene e l’acetaldeide). 

Da qui l’esigenza di sostenere tutte quelle iniziative volte a ridurre l’abbandono sconsiderato dei mozziconi di sigaretta. Attraverso forme di “call to action” – ossia di interazione con i fumatori, che vengono incentivati ad es. a buttare i mozziconi in appositi contenitori di diverse forme, a seconda di quello che ritengono essere più capiente, ed ottenendo in tal modo uno stimolo positivo all’adozione di un comportamento corretto2 – o semplicemente promuovendo l’uso di posacenere tascabili3.

Il problema, poi, andrà affrontato anche “a monte”, ossia da un punto di vista normativo.

A tal proposito si evidenzia che il mozzicone di sigaretta, nel momento in cui il suo possessore accenna a disfarsene, diventa a tutti gli effetti un rifiuto che – al pari di tutti i rifiuti – deve essere gestito conformemente alle stringenti regole previste innanzitutto dal Testo Unico Ambientale4.

Sarà all’interno dello scivoloso perimetro della normativa sui rifiuti che occorrerà dunque addentrarsi.

Cominciamo col dire che il mozzicone di sigaretta che troviamo per strada è un rifiuto urbano essendo riconducibile alla previsione di cui all’art. 184, comma 2, lett. d) del Testo Unico Ambientale.

Sussiste poi, nei suoi confronti, uno specifico divieto di abbandono. Secondo il disposto dell’art. 232-bis del TUA infatti “ è vietato l’abbandono di mozziconi dei prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi”.

Divieto la cui inosservanza viene sanzionata con, l’applicazione di multe salate, come quelle previste dall’art. 255 del TUA, che vanno fino ad un massimo di 300 euro!

Il mozzicone quindi non deve essere gettato in terra ma deve essere conferito presso i circuiti di raccolta del rifiuto urbano (es. gettati nei cassonetti o nei contenitori all’uopo predisposti).

A tal fine sussiste uno speculare obbligo delle amministrazioni comunali di installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo (art. 234-bis).

Ma se ciò (come sembra) non dovesse bastare?

Ecco allora che devono fare la loro parte anche i produttori di sigarette. Ad oggi tenuti unicamente a porre in essere mirate campagne di sensibilizzazione ai consumatori sulle conseguenze nocive per l’ambiente derivanti dall’abbandono dei mozziconi dei prodotti da fumo (art. 234-bis).

In aggiunta, andrebbero introdotte vere e proprie forme di responsabilità estesa del produttore del prodotto, in grado di coinvolgere i loro produttori anche nella raccolta e nel loro successivo recupero/smaltimento. I produttori dovrebbero dunque preoccuparsi anche di creare appositi sistemi di raccolta e successiva gestione dei mozziconi, un po’ come oggi già avviene per gli pneumatici fuori uso e per le pile/batterie.

Andrebbero inoltre incoraggiate, mediante apposite incentivazioni, la ricerca e l’investimento in tecnologie innovative volte al riciclo dei mozziconi5

Fondamentale,  rimane invece, la destinazione vincolata delle sanzioni amministrative in materia di fumo, alle azioni volte alla prevenzione del fenomeno, ai sensi del DM 15 febbraio 20176.   

Tante e lodevoli, dunque, le azioni possibili. Basta solo la voglia di metterle in atto.

Che scusa abbiamo per non farlo?

1

Si definiscono “microplastiche” i frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 5 mm.

2

Tra le altre, iniziativa “cicca responsabile” dello IED di Roma.

3

 Tra le altre, progetto “ceNerone” di Ama.

4

Art. 184, comma 2, lett. d) D. Lgs 152/2006: “sono rifiuti urbani […] d)  i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua”.

5

In Canada, ad esempio, esiste un’azienda che trasforma l’acetato di cellulosa contenuto nei mozziconi, in materiali compositi, come i pallet industriali.

6

DM 15 febbraio 2017 (Disposizioni in materia di rifiuti di prodotti da fumo e di rifiuti di piccolissime dimensioni).

Avvocato Ambientale

Daniele Carissimi

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