PROGRAMMI DI POLITICA AMBIENTALE

Il Programma

10 TEMI PER L’UMBRIA

Garantire la tutela della qualità dell’aria attraverso la riduzione dei fattori inquinanti.

Ad oggi in diverse città vengono costantemente superati i valori-limite di determinati inquinanti atmosferici (ad esempio per le polveri sottili, il biossido di azoto, l’ozono troposferico e il benzo[a]pirene).

Tali sostanze risultano non solo dannose per gli ecosistemi vegetali ma anche per la salute delle persone e degli animali con ripercussioni talvolta notevoli. La nostra Regione sconta problemi evidenti (Terni su tutte) e studi dimostrano una statistica patologica fuori dalla media.

Ecco dunque come, in un’ottica di medio-lungo periodo, appare fondamentale la realizzazione di un’adeguata progettazione (e contestuale attuazione) di tutte quelle misure volte da un lato a tutelare la qualità dell’aria e dall’altro ad adeguare il nostro territorio a quei livelli che gli standard nazionali ed europei ci impongono.

Il cittadino deve poter conoscere la qualità dell’aria che respira e sapere che c’è qualcuno che controlla e tutela.

La normativa del settore impone regole stringenti che tuttavia hanno evidenziato la mancanza di dati completi, esaustivi e aggiornati.

Servono maggiori controlli e i cittadini devono conoscere meglio i diritti e le tutele che possono esercitare per pretendere di vivere in un ambiente salubre.

 

Le azioni

  1. Prevedere l’installazione/l’adeguamento di una o più stazioni di misurazione della qualità dell’aria in prossimità di tutti gli impianti che producono emissioni in atmosfera, soggetti ad autorizzazione integrata ambientale, ai sensi del D.Lgs. 152/2006;

  2. La previsione di uno strutturato Piano di riqualificazione degli impianti termici pubblici (sostituzione vecchie caldaie, etc.) con impianti meno inquinanti;

  3. Investire nella rete di teleriscaldamento – e dei relativi impianti –per fornire riscaldamento e acqua calda negli edifici senza emissioni;

  4. Mirate campagne di educazione ambientale sensibilizzazione dei cittadini, iniziando da cinque comportamenti:

    • utilizza il trasporto pubblico o la bicicletta;

    • spegni il motore durante le soste prolungate;

    • riduci la temperatura del riscaldamento domestico;

    •  limita l’uso di stufe e caminetti,

    • cura la manutenzione degli impianti di riscaldamento.

  5. Prevedere appositi bandi per la concessione di contributi per la rottamazione di autoveicoli inquinanti con contestuale acquisto di mezzi a basso impatto ambientale di nuova immatricolazione;

  6. Posizionare nella piazza principale della città ove insistono attività industriali ad elevato impatto emissivo (AIA) display che indichino i monitoraggi in continuo rilevati della qualità dell’aria trasmessi dalle stazioni di misurazione e consultabili in continuo sul web;

  7. Aprire uno sportello pubblico ambientale per aiutare i cittadini a conoscere ed esercitare gli strumenti di tutela per pretendere il rispetto delle normative ambientali;

  8. Incentivi premiali, fiscali, economici su iniziative di abbattimento delcarico emesso in atmosfera dagli impianti industriali;

  9. Inasprimento delle soglie stabilite come limite di inquinamento;

  10. Riorganizzazione territoriale e funzionale dei dipendenti ARPA e loro dislocazione in ragione delle esigenze ambientali del territorio.

Garantire un elevato stato di qualità e una fruibilità consapevole della “risorsa acqua” con azioni di valorizzazione, governance, monitoraggio e controllo.

Il raggiungimento di un elevato stato di qualità delle acque interne deve porsi come valore guida delle politiche regionali.

In tale contesto, si ritiene di fondamentale importanza l’implementazione delle azioni di monitoraggio e controllo delle risorse idriche e dell’ecosistema acqua, nonché il continuo aggiornamento e miglioramento delle politiche di tutela delle acque regionali in aderenza ai Piani Regionali di tutela e deliberazione degli organi di bacino distrettuale.

Anche la concreta e attiva partecipazione di tutti i soggetti che entrano in contatto con la risorsa acqua non deve essere sottovalutata.

Da un lato assume, pertanto, grande rilievo l’assunzione di comportamenti responsabili da parte di tutti i cittadini, finalizzata ad un uso razionale, misurato e consapevole della risorsa idrica anche con la segnalazione tempestiva alle autorità di qualsiasi situazione reputata degna di intervento.

Dall’altro, decisiva appare la presa di coscienza – delle imprese e delle amministrazioni – dei vantaggi economici e ambientali connessi alla messa in campo di costanti e puntuali politiche di monitoraggio e intervento del bene acqua.

In tale ottica, dunque, dotarsi di strumenti volti a incentivare gli standard di efficienza e risparmio idrico nelle costruzioni civili, nonché a prediligere forme di adattamento ai nuovi obiettivi di qualità, o ancora a gestire i sedimenti dei laghi o le problematiche connesse ai rifiuti nei corsi fluviali, appare certamente l’obiettivo da perseguire.

Le azioni

  1. Prescrizione/incentivazione di modelli di efficienza/risparmio idrico nelle costruzioni civili e similari (regolamenti, certificazioni); strumenti finanziari (incentivazione, mutui agevolati per interventi, cofinanziamento, ecc.) per attuazione interventi/misure di adattamento (riuso irriguo, scelte e pratiche colturali, riuso civile e industriale);

  2. Ripensamento delle tariffe idriche in ragione di un fabbisogno per famiglia e maggiorazione costi per l’uso fuori standard;

  3. Azioni volte alla riduzione delle concentrazioni di azoto e fosforo, soprattutto nelle zone con elevata concentrazione di allevamenti animali intensivi;

  4. Implementazione delle fasce tampone e dei sistemi di fitodepurazione per ridurre le perdite di nutrienti nelle acque;

  5. Favorire ed incentivare forme di irrigazione a basso impatto e a risparmio;

  6. Costruzione di una strategia per la gestione dei sedimenti dei laghi al fine anche di prevenire il rischio idrogeologico;

  7. Azioni di educazione ambientale e di sensibilizzazione dei cittadini al risparmio idrico;

  8. Sistemi sperimentali di dighe mobili dislocate lungo i corsi fluviali in grado di bloccare plastiche e microplastiche;

  9. Riduzione delle perdite delle infrastrutture idriche, per il tramite di puntuali azioni di monitoraggio e controllo;

  10. Previsione di forme premiali e di incentivo per i servizi idrici integrati per migliorare continuamente la qualità delle acque potabili.

Riduzione dei rifiuti con le quattro “R” dell’economia circolare: Ridurre, Riusare, Riciclare e Recuperare.

Per ottenere la riduzione della produzione di rifiuti e la loro efficiente gestione, occorre privilegiare tutte quelle iniziative volte al riuso allungando il più possibile la vita dei prodotti che, una volta diventati rifiuti, devono essere oggetto di riciclaggio e recupero. Va disincentivato in ogni modo il ricorso allo smaltimento in discarica o l’incenerimento senza produzione di energia. Occorre investire nell’educazione ambientale e nel riciclo e recupero di materia per raggiungere velocemente i nuovi obiettivi dettati dalla Direttiva Comunitaria che impone entro il 2035 il ricorso alla discarica per un massimo del 10% di rifiuti prodotti.

In tale ottica, di fondamentale importanza appare non solo il potenziamento dei circuiti della raccolta differenziata, che deve diventare la normalità, ma anche il passaggio a un sistema di tariffazione puntuale dei rifiuti basata su criteri di volumi prodotti e non sulla superficie degli immobili (in sostanza: meno rifiuti produci, meno spendi).

Necessario anche il coinvolgimento della Grande Distribuzione nell’uso di imballaggi ecologici e riutilizzabili o nella gestione delle eccedenze alimentari, fino ad arrivare – perché no – a punti vendita del tutto privi di imballaggi.

Il tutto accompagnato da mirate campagne di informazione ai cittadini sui comportamenti ambientalmente virtuosi e da incentivazioni fiscali alle imprese che adottano soluzioni green, perché ciascuno, per quanto di propria competenza, possa giocare un ruolo nella filiera.

Un’adeguata programmazione della gestione dei rifiuti a livello regionale è improcrastinabile. Abbiamo un Piano regionale di gestione dei Rifiuti vecchio ed inadeguato. Vanno trovate soluzioni in grado di soddisfare l’interesse regionale ad una gestione dei rifiuti moderna, efficiente e virtuosa autorizzando gli impianti di recupero mancanti necessari a gestire il rifiuto organico e quello residuale indifferenziato dovendo produrre energia dal trattamento ed abbassare conseguentemente le tariffe per i cittadini.

Le azioni

  1. Autorizzare immediatamente impianti di recupero di materia;

  2. Coinvolgimento ed incentivo alla grande distribuzione e agli esercizi commerciali più piccoli nell’uso di packaging ecologici e riutilizzabili per i prodotti nonché del “vuoto a rendere”;

  3. Incentivare il riuso e la preparazione per il riutilizzo (aprire centri di riuso accanto ai centri di raccolta);

  4. Iniziative per educazione, informazione e cultura ambientale attraverso mirate campagne di sensibilizzazione dei cittadini, iniziando da cinque comportamenti:

    • compra oggetti resistenti, non usa e getta;

    • preferisci i prodotti con imballaggi eco-compatibili o “sfusi/alla spina”;

    • acquista prodotti ricaricabili (batterie, detersivi etc);

    • bevi l’acqua del rubinetto o delle fontanelle pubbliche;

    • riutilizza gli scarti organici come concime per il giardino, facendo compostaggio.

  5. Incentivo per sviluppo di tecnologia innovativa di recupero rifiuti esdoganamento trattamento del CSS per impianti autorizzati in AIA;

  6. Revisione regole della fertirrigazione con strumenti di tutela ambientale più severi;

  7. Diffusione mezzi elettrici per la raccolta dei rifiuti e per lo spazzamento;

  8. Controlli puntuali sulla qualità dei fanghi prodotti dalla depurazione e loro conversione in nuovi prodotti; riformare le L.R. 11/2009 e chiarire il quadro sanzionatorio tra gli abbandoni, il littering e raccolta differenziata al fine di elevare il grado di cultura dei cittadini;

  9. Favorire le forme di compostaggio di comunità/prossimità;

  10. Accelerare il passaggio alla tariffa puntuale su tutto il territorio regionale e adozione di criteri adeguati e premianti per il suo calcolo.

Garantire una più veloce crescita economica con la bonifica e il riutilizzo diretto dei territori sanati.

La crescita economica e la salubrità ambientale passa anche attraverso la capacità di risanare e mettere in sicurezza il territorio compromesso.

Di qui l’importanza di prevedere attività di coordinamento e indirizzo degli Enti Locali per ottimizzare le procedure di bonifica e di ottenimento di finanziamenti (anche europei) per la bonifica andranno redatti gli atti di indirizzo (come le Linee Guida per la bonifica) nonché piani di rilancio dell’attività economica/produttiva nei siti contaminati.

Occorre coniugare investimenti privati con risanamento del territorio.

La possibilità di un progetto di investimento futuro, non solo giustifica i costi della bonifica e ne rende maggiormente certa la sua attuazione (con beneficio per la salute tutta dei cittadini), ma valorizza altresì le risorse del territorio e del lavoro.

Si rileva che la maggiore criticità che costituisce un freno alle attività di bonifica è proprio l’attuale scissione tra la fase della bonifica da quella dell’investimento e dello sviluppo futuro a causa degli elevati costi che scoraggiano ogni iniziativa finalizzata al solo recupero del suolo.

Le Pubbliche Amministrazioni ne riceveranno un evidente beneficio anche nella misura in cui vedrebbero diminuire i costi diretti nel caso di sospetto responsabile non solvibile.

Un approccio per stralci, poi, aiuterebbe a velocizzare il completamento delle procedure e ottenere senz’altro benefici, ancorché parziali.

Certi che la semplificazione dei procedimenti e il riuso dei territori sia la ricetta giusta per fare presto e bene, per dare nuova vita ai territori recuperati.

Le azioni

  1. Prevedere interventi pubblici di sostegno alle opere di bonifica a carico del privato per interventi di pubblico interesse (nelle diverse forme dei contributi; agevolazioni fiscali; finanziamenti agevolati; partecipazioni al capitale di rischio; prestazioni in garanzia);

  2. Attivare canali di finanziamento specifici per le ipotesi in cui la bonifica dei siti venga attuata dai soggetti non responsabili della contaminazione o con interventi strutturati e coordinati a livello pubblico;

  3. Uniformare, nel territorio regionale, il comportamento degli enti coinvolti nei procedimenti di bonifica anche attraverso Tavoli Tecnici o momenti stabili di confronto al fine di ottimizzare i procedimenti;

  4. Nel caso di cessione dei siti oggetto di bonifica , favorire la voltura dei decreti autorizzativi, modulando il mantenimento delle posizioni di garanzia in capo al cedente (a seconda che sia o meno il responsabile della contaminazione, nonché in funzione dello stato di avanzamento degli interventi);

  5. Privilegiare soluzioni di approccio a più livelli, ossia di metodi di analisi a livelli sempre più approfonditi, che permettono di formulare delle valutazioni per il grado di dettaglio desiderato o necessario;

  6. Accelerare il procedimento di bonifica del SIN Terni-Papigno;

  7. Promuovere attività di ricerca, procedure e progetti comunitari perla sperimentazione di nuove tecnologie di bonifica;

  8. Incentivare tecniche di bonifica a basso impatto ambientale attraverso l’inserimento di criteri premianti nelle procedure di aggiudicazione;

  9. Rendere accessibili ai cittadini le informazioni sulla situazione ambientale dei siti oggetto di intervento, con riferimento alle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque di falda attraverso la pubblicazione di mappe e grafici che ne riassumono i contenuti;

  10. Uniformare con modelli standard i progetti di bonifiche, a valle della promozione di specifici accordi con le amministrazioni e le imprese interessate.

Raggiungimento dell’autosufficienza energetica con il sempre maggiore ricorso alle energie alternative e all’innovazione tecnologica.

Il raggiungimento di una situazione di autosufficienza energetica regionalesi presenta sempre di più come obiettivo cui dover tendere.

In quest’ottica, fondamentale appare investire in impianti in primo luogo produttivi e ad alto contenuto tecnologico.

Nello specifico, indispensabile appare incentivare il più possibile il ricorso delle aziende a tali forme di energia alternativa, anche da un punto di vista burocratico-autorizzativo, snellendo il relativo iter.

Nel contesto delle energie alternative, va attuata una valutazione relativa ai costi/benefici di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti regionale e perseguite le politiche incentrate sul waste to energy nei limiti delle quote dei rifiuti non recuperabili materialmente e per quelli indifferenziati residuali della raccolta differenziata, nella piena ed incondizionata salvaguardia della salute pubblica e dell’economia circolare.

A una politica energetica regionale attenta allo sviluppo e alla valorizzazione delle risorse rinnovabili devono dunque accostarsi soluzioni di migliora- mento della governance e la garanzia di incentivi alla ricerca e all’innovazione tecnologica.

Tali obiettivi tuttavia, al fine di risultare efficaci e andare nella direzione di una sempre più reale autosufficienza energetica, non possono che passare attraverso una seria cooperazione tra istituzioni, aziende e cittadini per contribuire insieme allo sviluppo del territorio regionale sostenendo e promuovendo la filiera energetica.

Occorre, infine, coinvolgere aziende con produzione di calore per il teleriscaldamento.

Le azioni

  1. Incentivare il recupero dell’energia non valorizzata prodotta dal calore residuo dei processi industriali;

  2. Sfruttamento delle potenzialità delle biomasse solide (es. legno dei parchi) per produrre energia e costituzione del relativo gestionale;

  3. Programma di incentivazione degli audit energetici nelle PMI;

  4. Analisi puntuale tra necessità energetica Regionale e sua produzione;

  5. Rivedere al rialzo i corrispettivi dei canoni di concessione idroelettrica;

  6. Incentivare le aziende nella conversione all’energia rinnovabile e all’autoproduzione;

  7. Valorizzazione del ricorso al CSS in cementifici e impianti autorizzati in AIA;

  8. Autorizzazione di impianti di biometano (da FORSU ma anche da acque reflue) e altri impianti;

  9. Introdurre un sistema di trasformazione e smaltimento delle deiezioni dei cani attraverso la conversione in biogas, energia termica ed elettrica e fertilizzanti agricoli;

  10.  Programmi di sensibilizzazione dei cittadini al risparmio e all’auto-sufficienza energetica, iniziando da cinque comportamenti:
    1. spegni le luci quando non servono;

    2. non lasciare in stand-by gli apparecchi elettronici;

    3. riduci gli spifferi (es. utilizzando tende per creare intercapedini davanti ai vetri);

    4. programma il termostato per abbassare la temperatura di notte o quando non c’è nessuno nell’ambiente;

    5. effettua una costante manutenzione e pulizia della caldaia.

 

Puntare sulle infrastrutture, l’innovazione e la mobilità equa, responsabile e sostenibile.

Nell’attuale scenario globale il “come” ci muoviamo può fare la differenza.

Purtroppo, i dati del 2018 mostrano la fotografia di una realtà dove, ancora una volta, il numero di auto in rapporto alla popolazione residente tende a crescere sempre di più. Il dato nazionale (+1,2%) porta l’Italia ad allontanarsi sempre più dalla media europea di circa 49,8 auto ogni 100 abitanti.

Al contempo, negli ultimi anni, si è registrato un lieve peggioramento della qualità dell’aria nelle nostre città: sono infatti meno di 50 le città in cui si registra una media annuale di PM10 inferiore al limite fissato dalla norma e meno di 30 quelle in cui non si supera il valore limite annuale del biossido di azoto.

Alla luce di una situazione così poco rassicurante, appaiono necessarie e urgenti tutte quelle misure volte a diminuire il numero di veicoli in circolazione e a incentivare l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblico, condiviso o a basso impatto ambientale.

E così, a fianco degli indispensabili interventi volti alla promozione della diffusione delle fonti alternative meno inquinanti, si pongono quelle misure volte alla sostituzione del parco veicolare pubblico e privato, alla sharing mobility e all’impiego concorrenziale di tecnologie digitali di gestione della domanda e dell’offerta.

Un ruolo fondamentale in tal senso consiste dunque nel necessario raccordo con gli Enti Locali, al fine di attuare efficacemente dette politiche dimobilità sostenibile, contribuendo in tal modo a rendere le nostre città più pulite e vivibili.

Le azioni

  1. Prevedere Piani del traffico che privilegino l’utilizzo dei mezzi ecologici (permessi ZTL agevolati);

  2. Favorire la mobilità su ferro per le municipalità (completare Terni-Cesi e corse treno dal paese alla città), investendo altresì nell’ammodernamento dell’infrastruttura e sul collegamento di Perugia, Orvieto, Terni e Foligno con rotte dell’alta velocità;

  3. Introdurre i servizi “a chiamata” per le aree a domanda debole;

  4. Introduzione di una infrastrutturazione di base di punti di ricarica, pubblici e privati, per la mobilità elettrica;

  5. Potenziamento della rete regionale di distribuzione di metano e la realizzazione di progetti sperimentali per la creazione di impianti di distribuzione;

  6. Realizzazione del programma di interventi per lo sviluppo e la messa in sicurezza di itinerari e percorsi ciclabili e pedonali; investire nel ciclo-turismo e su percorsi benessere naturali per recuperare territorio ed aumentare il bio-turismo

  7. Attivazione di azioni di educazione, sensibilizzazione e ricerca sulla mobilità sostenibile;

  8. Previsione di tavoli tecnici per l’introduzione di biglietti elettronici e per ottenere sconti in caso di vuoto a rendere (ad esempio portando un tot. di bottigliette di plastica, ottengo una riduzione del costo del biglietto del bus);

  9. Ricostruire le decurtazioni economiche applicate per ricostruire un efficiente trasporto pubblico che garantisca livelli essenziali e i collegamenti con i centri di interesse artistico e naturale;

  10. Realizzare parcheggi dedicati ai margini della città con possibilità di proseguire per il centro con bus, bici e motocicli elettrici.

Tutela del suolo dal rischio idrogeologico e riduzione del consumo del suolo.

Tra i rischi naturali cui è sempre più frequentemente sottoposto il nostro territorio, un posto di primo piano spetta agli eventi idrogeologici significativi, quali le frane, le alluvioni, le colate di detriti. Scarsa è tuttavia la consapevolezza e l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto a tali fenomeni, se non a seguito di eventi catastrofici.

Ma tali eventi tali catastrofi si devono prevenire con azioni mirate e una costante, puntuale ed efficace campagna di formazione e informazione, cui farseguire interventi concreti e risolutivi.

La tutela del suolo e dei cittadini – anche in termini di salvaguardia di vite umane – passa dunque, da un lato, dall’incentivazione di iniziative volte a rafforzare l’attività conoscitiva del fenomeno, dall’altro dal supporto a tutti quegli interventi – strutturali e non strutturali – finalizzati al consolidamento dei pendii instabili, alla difesa dalle alluvioni, alle delocalizzazioni, alle reti di monitoraggio strumentale e/o di allertamento nonché alla lotta all’abusivismo.

Il tutto attraverso una politica di pianificazione territoriale strutturata e controllata.

Il rischio di frane e alluvioni, peraltro, è sempre più spesso connesso a un utilizzo indiscriminato del suolo. Fondamentale dunque si rivela il rispetto dell’uso sostenibile del suolo per gli interventi antropici di ogni livello.

E così, la riqualificazione delle periferie, preferire la rigenerazione urbana, gli incentivi alle imprese che partecipano a progetti di riqualificazione urbana e valorizzazione del territorio, l’inserimento del divieto di ulteriore consumo del suolo rispetto a quello già programmato e in generale l’incentivazione di tutti quegli interventi volti a migliorare l’esistente (es. zone urbane degradate, aree dismesse), sono le azioni su cui bisogna puntare.

Le azioni

  1. Limitazione della possibilità di edificare incentivando gli interventi sui siti dismessi o da bonificare; introduzione della perdita di capacità edificatoria, per quei terreni non edificati nei termini previsti;

  2. Contrasto alla promisquità urbanistica nelle zone industriali al finedi abbattere il contrasto tra interessi abitativi e produttivi;

  3. L’attuazione di misure di semplificazione procedurale per il riuso e la rigenerazione urbana ed incentivo e aiuto agli interventi sulle zone colpite dal sisma nel 2016;

  4. L’applicazione di misure di incentivazione urbanistica, perequazione, compensazione purché non determinino ulteriore consumo di suolo e siano attuati in ambiti definiti di aree urbanizzate;

  5. Mirate ed efficaci campagne contro l’abusivismo edilizio e rimessione in pristino del territorio ferito; incentivazione di contributi per l’abbellimento estetico degli edifici deturpati;

  6. La predisposizione di specifici Piani di Pre-Allerta e messa in sicurezza della popolazione contro il rischio idrogeologico uniformi su tutto il territorio regionale, da adottarsi in sinergia con gli Enti Locali e con la Protezione Civile;

  7. Stabilire l’ordine delle priorità degli interventi di manutenzione idraulica da attuare/finanziare, in linea con gli orientamenti nazionali anteponendo le zone colpite dal terremoto;

  8. Incentivi per il ripristino dei suoli degradati attraverso strategie basate su compost e piantumazione piante speciali per una rinnovata fertilità del suolo;

  9. Incentivo allo sviluppo tecnologico finalizzato alla prevenzione dei terremoti;

  10. Creazione rete per riutilizzo suolo tra cantieri in modo da prevenire la produzione di rifiuti costituiti da residui da demolizione e terre e rocce da scavo e limitare il loro smaltimento a favore dell’integrale recupero.

Puntare a una pubblica amministrazione di qualità attraverso la semplificazione, la digitalizzazione e l’interoperabilità.

L’efficacia, efficienza e trasparenza della Pubblica Amministrazione, sono i pilastri sui quali costruire qualsiasi valida politica ambientale. Troppo spesso, infatti, strutture amministrative inefficienti e incapaci di comunicare con i cittadini e le imprese hanno ostacolato la realizzazione di progetti e iniziative.

Per questo si ritiene di fondamentale importanza il raggiungimento di una Pubblica Amministrazione dinamica, attraverso processi più semplificati e digitalizzati e mediante la condivisione e la prossimità ai cittadini e le imprese. Occorre sfruttare le piattaforme web e i social network.

Pubblica amministrazione 4.0. significa inoltre puntare irrevocabilmentesull’implementazione delle politiche di Green Public Procurement (GPP).

Nell’ottica di una maggior tutela ambientale, infatti, il ricorso agli appalti verdi (GPP) è sicuramente l’approccio migliore e di cui occorre verificare l’applicazione. In tale modo, infatti, viene veicolata la scelta, nell’affidamento dei contratti pubblici, verso quelle imprese che adottano soluzioni con il minore impatto possibile sull’ambiente, incoraggiando la diffusione di tecnologie e lo sviluppo di prodotti ambientalmente sostenibili.

Con il GPP e i criteri ambientali minimi (CAM) si dovrà essere in grado di: influenzare il mercato, le imprese e i prodotti/servizi ivi presenti, favorendo in generale la diffusione della innovazione tecnologica e in particolare il raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale; favorire l’integrazione delle considerazioni ambientali nelle altre politiche (trasporti, energia etc); favorire con il proprio esempio, l’acquisizione di una maggiore consapevolezza ambientale da parte dei consumatori.

In tale contesto, risulta infine quanto mai necessaria la condivisione di buone pratiche, informazioni, formazione e aggiornamenti tra gli Enti Locali, alfine di accelerare le procedure e rendere più snelle le gare.

Le azioni

  1. Costituzione di un tavolo tecnico permanente sulla semplificazione dei procedimenti ambientali aperto alla partecipazione degli enti a diverso titolo coinvolti;

  2. Incontri a livello locale e diffusione di formazione e sensibilizzazione per le imprese, e le pubbliche amministrazioni su Green Public Procurement e Criteri Ambientali Minimi; prevedere la nomina di un responsabile tecnico GPP su tutti i procedimenti amministrativi ambientali;

  3. Previsione di uno sportello stabile di assistenza tecnica e giuridica a disposizione dei cittadini per l’accesso alle informazioni ambientali e per l’esercizio dei diritti e le tutele ambientali;

  4. Decentramento delle funzioni regionali nei confronti degli enti locali più prossimi al cittadino;

  5. Investimento in modelli di partecipazione con le associazioni di volontariato al fine della conservazione e gestione del territorio e dellaviabilità turistica (sentieri, turismo); della caccia e pesca;

  6. Prevedere specifiche Linee Guida Regionali GPP per rendere uniformi i procedimenti e i Piani;

  7. Imporre alle PP.AA la redazione di relazioni sulle procedure GREEN Oriented;

  8. Prevedere per i fornitori della PP.AA la obbligatorietà di pre-qualificarsi come Fornitore verde;

  9. Creazione di un riconoscimento di qualità utile a rappresentare un titolo di preferenza contrattuale per le aziende che producono beni bio-compatibili;

  10. Forme di incentivo ai funzionari pubblici che concludono i procedimenti amministrativi ambientali senza ritardi rispetto alla legge.

Incentivare le aziende con premialità, strumenti di finanziamento e detrazioni fiscali per convertire la produzione e i servizi green.

Per ottenere più rapidi e certi risultati, uno strumento vincente è certo quello di rimodulare la politica fiscale al principio di paga di più chi inquina di più.

La politica deve premiare i comportamenti ambientalmente virtuosi, e allo stesso tempo penalizzare le scelte che si traducono in un maggior costo per l’ambiente.

Per essere davvero efficace, tale strategia, richiede tuttavia la predisposizione di misure trasversali, che consentono alle imprese di essere incentivate a progettare e produrre prodotti GREEN.

Le misure attuabili variano pertanto dalle campagne di sensibilizzazione del cittadino sugli incentivi fiscali messi in atto dalle istituzioni al fine di incoraggiare, anche nel piccolo, scelte di sviluppo sostenibile; al finanziamento delle attività di ricerca e monitoraggio funzionali alla predisposizione di soluzioni green oriented.

La realizzazione di politiche di fiscalità green deve basarsi dunque sulla partecipazione e sulla cooperazione di consumatori, taxpayers e stakeholders, in un’ottica di consumo responsabile e tutela dell’ambiente condivisa, al fine di creare un futuro fondato su concreti vantaggi per le tasche di cittadini e delle imprese. E su un ambiente migliore.

Le azioni

  1. Introdurre crediti di imposta per investimenti in beni e servizi in beni e servizi verdi e per operazioni di bonifica, adeguamento e conversione di siti contaminati;

  2. Individuare le distorsioni ambientali derivanti dalle agevolazioni fiscali su prodotti che causano elevate esternalità;

  3. Predisporre strumenti di intervento pubblico a sostegno delle attività economiche e produttive che si dimostrano ecocompatibili e ecosostenibili;

  4. Prevedere tariffe per i servizi di trasporto pubblico che comprendano una percentuale destinata alla riduzione delle emissioni inquinanti prodotte dai veicoli impiegati per il trasporto urbano ed extraurbano;

  5. Eliminare i sussidi alle fonti fossili (c.d. carbon taxes);

  6. Introdurre un sistema di tassazione sull’utilizzo di imballaggi non riciclabili ovvero crediti di imposta per l’utilizzo di materiali riciclati, acquisto di compostiere domestiche al fine di promuovere l’economia circolare e prevedere incentivi agli esercizi commerciali che offrono il servizio del vuoto a rendere, incoraggiando il consumatore finale a restituire, in cambio di bottiglie vuote, la cauzione versata al momento dell’acquisto;

  7. Finanziare attività di ricerca e monitoraggio al fine promuovere campagne di sensibilizzazione in un’ottica di consumo responsabile e tu- tela dell’ambiente;

  8. Promuovere con gli Enti Locali la creazione di Case dell’Acqua e Case del Compost al fine di coinvolgere i cittadini nella gestione dei materiali riciclati;

  9. Inasprire i limiti qualitativi di impurità in ingresso sui flussi di rifiuti mono materiale e valorizzare le raccolte qualitativamente migliori;

  10. Attivare apposite linee di finanziamento in favore dei Comuni per l’installazione di apparecchiature di controllo al fine di prevenire e reprimere il fenomeno dell’abbandono di rifiuti e della migrazione dei rifiuti nei comuni limitrofi.

Garantire la legalità con azioni di monitoraggio, controllo e sanzionatorie.

Il controllo e la verifica del rispetto delle norme previste in materia ambientale, viene attribuita in maniera congiunta ai diversi livelli territoriali di governo, ciascuno per il proprio ambito di competenza.

Nell’esercitare tali funzioni, detti soggetti (Stato, Regioni, Province, Comuni, Città Metropolitane) possono avvalersi mediante apposite convenzioni – di organismi pubblici, ivi incluse le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA).

Inoltre, per la repressione delle violazioni compiute in danno dell’ambiente, è possibile avvalersi anche del nucleo operativo ecologico dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo Forestale dello Stato, degli appositi reparti della Guardia di Finanza e delle Forze di Polizia.

E così un’attenta pianificazione e un coordinamento degli interventi di monitoraggio e controllo – tra tutti i livelli di governo – appare strumento imprescindibile, in quanto la politica del fare nell’ambiente – ove l’innovazione tecnologica e il progresso delle imprese vengono privilegiati – deve essere contro-bilanciata da puntuali controlli e penetranti sanzioni per i comportamenti scorretti.

Il funzionamento del sistema, una volta formato alla cultura e all’educazione, deve essere garantito nel suo rispetto impedendo a coloro che se ne disinteressano di rendere inefficaci gli sforzi dei cittadini virtuosi.

Le imprese devono essere protagoniste nel rispetto dell’ambiente attraverso valutazioni preliminari accurate in sede autorizzativa e sottoposte a controlli continui sulle emissioni e sugli scarichi prodotti da parte di soggetti adeguati.

Le azioni

  1. Campagne di formazione per tutti gli operatori nel settore ambientale (magistrati, forze di polizia e capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle ARPA, polizie municipali ecc.) oltre ai bambini e i cittadini implementando, tra l’altro, i programmi delle scuole di formazione pubbliche (Villaumbra);

  2. Organizzare tavolo di confronto stabile sul tema della legalità a livello regionale tra tutte le autorità competenti;

  3. Creare un database regionale per rendere accessibili i dati sui controlli e le ispezioni svolte sulle imprese presenti sul territorio regionale che godono di autorizzazioni integrate ambientali rilasciate;

  4. Prevedere strumenti informatici per garantire l’accessibilità ai dati di monitoraggio e controllo rilevabili in continuo resi disponibili nelle piazze delle città ove esistano già impianti AIA;

  5. Superare gli ostacoli rilevati al fine di esercitare le funzioni di controllo e vigilanza e di intervenire tempestivamente qualora se ne verifichi l’esigenza anche su segnalazione dei cittadini;

  6. Investire nella Polizia Locale Ambientale e riformare la L.R. 1/2005;

  7. Eliminare le tolleranze per i comportamenti incivili dei cittadini che gettano a terra scontrini, gomme da masticare e mozziconi di sigaretta applicando le sanzioni;

  8. Ripensare la vigilanza volontaria G.E.V. e attribuire al sistema associativo e di volontariato una funzione di supporto alla legalità, specialmente nella caccia e negli illeciti sull’abbandono dei rifiuti o nell’esercizio della Raccolta Differenziata;

  9. Aumentare i controlli sulla qualità dell’aria e dell’acqua e rendere pubbliche tutte le rilevazioni svolte sui siti internet;

100. Amiamo l’ambiente, adesso.

Avvocato Ambientale

Daniele Carissimi

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